La Buffer Zone sarà prevalentemente costituita dall’area compresa tra gli argini maestri.
Compongono, da definizione, la Buffer Zone le aree che circondano la Core Zone e in cui
si svolgono esclusivamente attività compatibili con gli obbiettivi di conservazione.
Le rigogliose rive del fiume sono i primi elementi che si presentano al di fuori dell’alveo del
Po, elementi diffusi, sono un vero e proprio bosco lineare che corre ininterrotto e rigoglioso
lungo le due sponde con una larghezza che varia dai 3 metri ad alcune decine di metri.
Le rive sono per lunghi tratti accompagnate da un importante elemento artificiale la cui
presenza è dimostrazione di un rapporto strettissimo tra fiume e uomo, si tratta delle
Vie Alzaie. Su di esse, che corrono parallele al fiume, camminavano i muli che con funi
trainavano i barconi controcorrente alla risalita del fiume.
Allargando lo sguardo verso nord e verso sud, assieme al corso del fiume, spina dorsale
del territorio sono i grandi argini di irreggimentazione che definiscono i territori golenali.
Questi segni estremamente forti ed eccezionali in una terra del tutto piatta, segnano, con
la loro distanza variabile dal fiume, il primo ambito di protezione: le Aree golenali.
La grande golena è un territorio estremamente mutevole, soggetto a enormi trasformazioni
repentine in occasione delle piene del fiume. Con cadenza regolare le grandi piene
del Po determinano profondi cambiamenti all’ambiente, spostano immense quantità di
terra, creano grandi depressioni che in alcuni casi si trasformano in stagni permanenti,
modificano l’andamento del fiume e mutano la percezione di grandi aree che possono
essere inghiottite dal fiume o liberate dall’acqua.
In questo terreno in continuo mutamento emergono elementi puntuali più stabili come
piccoli boschi di vegetazione ad alto fusto di pioppi, acacie, roveri, gelsi e aceri campestri.
Qui si sviluppa un sottobosco ricco e folto, anch’esso mutevole, in alcuni casi impreziosito
dalla presenza di piccoli stagni e laghetti nati in depressioni naturali del terreno o in
avvallamenti scavati dalla forza dell’acqua durante le alluvioni.
Attorno a questi diversificati ambienti dalle caratteristiche molto particolari si raccoglie la
fauna autoctona più pregiata, composta da piccoli animali e insetti, e animali migratori e
di passaggio.

Ai boschi di pioppi ordinati e rigorosi nelle aree golenali si alternano le floride e
verdeggianti coltivazioni di cereali e foraggi disposte in generosi riquadri fra loro sfalsati
e con dimensioni variabili. Queste ampie aree aperte creano un tappeto multicolore e
multiforme, ricco di sfumature nelle diverse stagioni, segno tangibile della ricchezza di
una pianura fra le più fertili al mondo, proprio grazie alla presenza del fiume, saggiamente
coltivata dall’uomo che ha saputo instaurare con il Po un rapporto di reciproco rispetto
e supporto. Anche grazie alle recenti normative Europee che favoriscono lo sviluppo di
coltivazioni con metodo Biologico, le aree golenali sono coltivate, sempre più di frequente,
con tecniche che possono essere considerate sostenibili; per questo, oltre che per la loro
affascinante storia, si ritiene opportuno inserire queste aree nelle Buffer Zone.
Altri punti fondamentali nella definizione della zona di protezione Buffer sono rappresentati
dai nodi di innesto fra il Po e i suoi affluenti, fiumi, torrenti e canali artificiali. In prossimità
di questi episodi eccezionali l’area MAB Buffer va ampliandosi, inglobando un tratto del
corso d’acqua secondario che vive in totale simbiosi con il fiume principale. L’impianto
naturalistico che si è costituito in queste particolari aree ha assunto peculiarità di flora e
di fauna uniche.
Estendendo ancora lo sguardo, si ritiene opportuno ampliare la Buffer Zone ad alcune
porzioni di territorio urbanizzato, o ad aree figlie di attività antropiche che dal fiume
dipendono e a cui hanno legato indissolubilmente la loro storia.
E’ proprio il documentato rapporto simbiotico tra il fiume e i centri abitati, le abbazie, i
castelli, le rocche e le vie di comunicazione che con cadenza costante costellano le fertili
terre alluvionali della pianura del Po, che rende necessario ricomprendere questi territori
di confine nelle aree di protezione.
Necessario includere nelle aree di protezione le strutture monastiche, in particolare
cistercensi, che con le opere di bonifica delle terre prima e la diffusione delle tecniche
di coltivazione, allevamento e conservazione di prodotti poi, hanno plasmato l’aspetto di
queste terre.Opportuno inserire nelle aree di riserva anche i piccoli centri urbani voluti da potenti
famiglie per garantire il controllo e la difesa di questi territori, così come le rocche di
origine medievale poi rimaneggiate fino al Rinascimento, i palazzi nobiliari edificati
dal Rinascimento fino all’800, gli importanti edifici della vita civile come teatri, centri di
commercio e piazze, i diffusi centri di culto urbani e rurali, e tutti quegli elementi che
verranno individuati puntualmente e che sono elementi regolatori del territorio, della sua
storia, della sua economia e del suo sviluppo.

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